Una storia complicata #10: La rosa nel deserto

In tutta quella oscurità, vide un bagliore che ad intermittenza brillava, ed udì una voce: “Alan! non mollare”, aprì rapidamente gli occhi e la trovò lì vestita di bianco, candida come un giglio, bella come la luna. Quando le fu abbastanza vicino disse: “Mamma, sono morto?”, udì la voce più dolce: “Il morire o il vivere dipende solo da te, sei il filo d’oro di un grande arazzo”. Alan sgranò gli occhi e la guardò sbigottito e disse: “Mamma, è troppo forte”, lei gli accarezzò il viso : “Torna indietro e cercami tra le macerie, solo così ritroverai te stesso e quello che hai perduto”. Alan riaprì lentamente gli occhi e vide alzarsi un po’ di polvere davanti al naso, capendo che aveva ripreso a respirare. Sentì di nuovo le grasse risate dell’omuncolo, provò subito a rialzarsi ma tutto quello che ottenne fu solo un altro tuffo nella sabbia. Provò a muoversi strisciando, facendosi spazio con le braccia, sembrava nuotasse in un mare di polvere. L’omuncolo era troppo preso dal suo ego che non si rese conto di nulla. Mentre si trascinava notò che, tra le dita, oltre i granelli di sabbia, c’era qualcosa di diverso.  Era un seme. Lo separò subito dal resto, e pur sapendo che non avesse alcun significato, scavò un po’ con le dita e lo depose sotto la sabbia. Il cielo, improvvisamente, si fece scuro e si riempì di nuvole, caddero rapidamente fulmini. Iniziò a piovere in modo intenso. L’attenzione di Alan fu rapita, non dal cambio repentino delle condizioni climatiche, ma da ciò che stava succedendo sotto il suo naso. Nel punto dove aveva piantato il seme, in pochi istanti, nacque e crebbe un fiore . Alan lo colse subito e lo portò al naso, quel profumo così forte lo invase completamente trasformandosi ben presto in una voce: “Figlio, ricordarti che è la nuvola più scura ad avere l’acqua più copiosa”. Alan capì, e fu come ritrovare la luce, sentì che le forze rapidamente tornavano e riuscì ad alzarsi in piedi velocemente. Pioveva forte, tutto era in penombra, le nuvole coprivano il sole e la pioggia cadeva fredda e pesante. Aveva lo sguardo basso e una strana aurea lo circondava, la si vedeva perché la pioggia disegnava il suo perimetro rimbalzandoci sopra. L’omuncolo lo vide, sgranò gli occhi mentre tutta la pioggia gli cadeva sulle spalle. Lo guardò intensamente, stavolta fu lui a fare il primo passo, lentamente gli si avvicinò. L’omuncolo rimase pietrificato e nella mente gli passò un unico pensiero: ‘Come è possibile?’. Nella sala del presidente calò il silenzio, l’essere nella sfera di luce stringeva i pugni e guardava sbigottito lo schermo, della stessa espressione anche il presidente. Alan si avvicinò tanto da portare il suo viso ad un palmo da quello dell’avversario, lo guardò fisso negli occhi trasmettendo una immensa oscurità. L’omuncolo non si mosse di un passo, mentre Alan incominciò a girargli attorno senza mai abbassare lo sguardo: “Da vicino sei ancora più basso di quanto pensassi” e a questa frase gli soffiò sul collo, ne derivò un getto d’aria fredda che cristallizzò rapidamente le goccioline di pioggia che aveva sulla nuca. L’omuncolo con una mano si toccò il collo, e sentendo il freddo, avvertì per la prima volta in vita sua la vera essenza della paura: il freddo siderale. Quando gli fu di nuovo davanti al naso, accennò un sorriso serrando le labbra. Gli occhi fissi su di lui, fece partire un sinistro diretto alla tempia destra. L’omuncolo ne fu sorpreso, d’istinto si portò il braccio destro al volto con la speranza di ricevere meno danni possibili. La parata sembrava efficace, Alan lasciò il pugno fermo sul suo avambraccio, immobile, e ben presto ciò che aveva colpito incominciò a sanguinare. L’omuncolo serrò i denti, e il dolore si fece ben presto sentire. Alan intensificò la forza, e fu allora che l’avversario incominciò a gridare, premette così forte tanto da fare pressione sulla testa che piano si stava inclinando sul collo. L’omuncolo gridò: “Ahhhhhhhhhhhhh!!!” ciò gli diede la forza di reagire e col braccio sinistro sferrò un gancio con tutta la forza che aveva in corpo, ma ebbe poco successo, perché Alan con l’altra mano lo afferrò serrandolo, ancora prima che toccasse il suo mento. Incominciò a stringere, mentre con l’altra mano continuò la pressione che ormai faceva sanguinare braccio e tempia, aprì la mano sinistra e gli fece un taglio dall’orecchio fino all’occhio destro con la semplice unghia del mignolo. Rapidamente incrociò ancora gli occhi dell’avversario, mentre gridava e si piegava sulle ginocchia, gli liberò la mano, ma non ebbe alcun tempo di reazione perché Alan lo colpì ancora con un gancio diretto al mento, si sentirono i denti saltare e gli occhi chiudersi, in pochi istanti continuò a colpirlo, stavolta con entrambe le braccia con colpi continui al torace in un turbinio di suoni secchi e costole incrinate. Dopo vari colpi sferrati ad una velocità assurda, che l’occhio umano non poteva percepire, si fermò e l’omuncolo ormai senza forze e dolorante si accasciò sulle ginocchia abbassando le braccia verso il terreno, alzò un po’ il viso e sputò sangue che macchiò rapidamente la sabbia, anche se per pochi istanti, la pioggia cadeva ancora copiosa e quel rosso fu ben presto assorbito. Alan si girò e cercò con lo sguardo i suoi amici, li trovò ed incominciò piano ad avvicinarsi, l’uomo dietro le macerie si alzò e con l’aria sbigottita guardò avvicinarsi Alan, il suo viso cambiò presto espressione perché nel frattempo l’omuncolo si alzò di nuovo in piedi e preso un coltello dallo stivale incominciò a correre verso Alan cercando di prenderlo alle spalle. Alan capì rapidamente grazie al viso dell’amico e guardandolo sorrise e chiuse gli occhi. L’uomo non riusciva a credere a quello che stava succedendo, ma vide Alan scomparire e in una frazione di secondo ricomparire alle spalle dell’omuncolo. Gli afferrò la testa, semplicemente con la mano destra e rapidamente gli entrò nei pensieri, ma sfortunatamente non vide altro che tenebra. L’omuncolo rise, ma fu l’ultima volta che potette farlo, Alan convogliò tutta la sua forza nella testa del nemico, il quale vide l’immensità della luce nei suoi pensieri, un bianco più chiaro di qualsiasi raggio solare, incominciò a gridare mentre quel fascio di luce, non avendo più spazio, gli uscì dagli occhi, proiettandosi nel cielo, aprendo le nuvole e schiarendo il cielo tanto da fermare il temporale. L’omuncolo aprì la bocca, non riusciva a trattenere tutta quella immensità e ormai non gridando più perse i sensi mentre Alan lo teneva in piedi solo serrandogli la testa nella mano destra. La strinse lentamente e sentiva il cranio frantumarsi sotto le dita, gli entrò fino a toccargli il cervello e non contento continuò a stringere, il cranio gli implose in mano e gli schizzi di sangue gli sporcarono il viso e il petto, tanto da fargli socchiudere gli occhi. Si portò la mano al viso e rapidamente si pulì dal sangue e abbassando lo sguardo vide il corpo dell’omuncolo immerso nel fango, ma non provò rancore e pronunciò: “Io ti perdono”.

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Summer Book & Music Tag

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Ho ricevuto una nuova nomina per un Tag, il Summer Book & Music Tag da cristinadellamore , che ringrazio, così come ringrazio la proprietaria del blog unacontraddizioneambulante che ha creato il tag.

L’idea di questo Tag é di far conoscere ai propri follower i libri che leggeremo in estate e una o più canzoni che ascolteremo per tutta l’estate 2015.

Le regole sono le solite:

1) Citare il creatore del tag, cioè https://unacontraddizioneambulante.wordpress.com/

2) ringraziare chi vi ha nominati.

3) Nominare cinque blog e avvisarli

4) Usare l’immagine Summer BookMusic Tag.

…i libri che leggerò questa estate….

Aldous Huxley: ‘Il mondo nuovo’- un romanzo di fantascienza sulla falsa riga di ‘1984’ ma si racconta un controllo diverso, meno ‘agguerrito’. Un approccio al dispotismo in modo silente, chimico e psicologico. Molto interessante.

Charles Dickens: ‘Le due città’- ogni tanto un grande classico ci sta bene!

…per quanto riguarda la musica…

non so’ perché ma mi sta piacendo molto Ed Sheeran: semplice, diretto, crudo…un po’ di commercialità, ogni tanto, deve passare

…mentre le mie nomination sono:

https://bruciamidentro.wordpress.com/
https://lazonafrank.wordpress.com/
http://viaggiareesognare.com/
https://ombreflessuose.wordpress.com/
https://vdrhomedesign.wordpress.com/

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Una storia complicata #9: Al di là dello specchio

Tamburellava con le dita nervosamente, stringeva i denti e il rumore stridulo gli rimbombava nella testa. Battendo un pugno sulla scrivania, fece sobbalzare la targhetta d’oro con la scritta ‘Presidente’. Mormorò fra se: “Lo batterà”. Un piccolo monitor sulla scrivania proiettava il campo di battaglia. Fu proprio mentre stringeva il pugno che nella stanza comparve una sfera di luce, grande quanto un pallone da calcio. La sfera si espanse fino a far intravedere, al suo interno, un’ombra umana, un volto indefinito, un corpo in posizione fetale. Si udì una voce gutturale: “Non permetterò ad Alan di prendere il sopravvento sui miei piani”. Il presidente rimase immobile e biascicando, riuscì solo a dire: “Divino, ho inviato il mio uomo migliore, lo fermeremo”. L’ombra racchiusa nella sfera emise un suono terrificante come il ringhiare di un cane: “Quel coso non riuscirà a fermalo, devo intervenire Io”. Alzò un braccio e con il palmo aperto della mano nella direzione nel monitor, emise un sibilo. Il presidente guardò nel monitor e notò un piccolo sfarfallamento dell’immagine. Alan abbassò lo sguardo e chiuse gli occhi, rilassando muscoli e nervi, cercò di concentrarsi il più possibile. L’omuncolo corse verso di lui arrivandogli ad un palmo dal viso e sferrò un gancio con tutta la forza che aveva in corpo. In quel momento Alan, indietreggiando, avvertì una sensazione di gelo, e si rese subito conto che la forza era scomparsa. Stonato ed impaurito, avvicinò una mano al viso toccando del sangue, che  incominciò a colare dal naso e dal labbro superiore. Improvvisamente capì che era di nuovo un semplice uomo, e mentre il sangue gli stava ricoprendo tutto il volto, l’omuncolo rise: “Ahhahah! ti ho colpito, e non è stato affatto difficile. Ora preparati che questo è solo l’inizio”; ripartì, colpendolo ancora, stavolta sul petto, con una serie di pugni via via sempre più veloci e precisi, lo colpì sulla scapola, al cuore, e scese velocemente alla bocca dello stomaco, per fermarsi solo quando l’avversario si piegò in due, accasciandosi. L’omuncolo sentiva il respiro di Alan caldo e affannato sul proprio naso e inorridito retrasse il braccio facendolo cadere in ginocchio. “Che fai?non reagisci? dov’è tutta la tua forza e la tua voglia di ammazzarmi? sei solo un inutile pagliaccio!”. Alan si rese conto della veridicità di quelle parole e incominciò a nutrire seri dubbi sulla propria potenza. ‘E’ strano, troppo strano’, pensò, e mentre l’omuncolo lo stava colpendo ancora, sferrò un calcio in pieno volto, tanto da farlo ribaltare all’indietro in una nuvola di polvere e sabbia. Girò il viso verso quel sole così cocente ed accecante, mentre le fitte dei colpi lo devastavano, pensava che  avrebbe tanto voluto capire perché le forze lo avevano abbandonato così presto. A quelle immagini il presidente rise, girò lo sguardo verso l’ombra che lo sovrastava e disse: “Divino, ha visto come il nostro piccolo uomo riesce a contrastare Alan?”; la figura mosse quello che sembrava un braccio, e un lampo di luce illuminò la stanza: “Stupido! Alan non reagisce perché lo sto fermando io!”, il presidente pensò: ‘Il Divino deve avere davvero paura di quel ragazzo, se ha ritenuto opportuno intromettersi così tanto’, mentre pensava, vide nel monitor l’omuncolo, che con fare deciso, si avvicinava ad Alan, urlando: “Sei solo un povero uomo! come puoi aver minimamente sperato di battermi?mi divertirò ancora con te prima di finirti!”. Ormai Alan era a terra e l’omuncolo gli mise un piede sul petto, facendogli sputare sangue. Mosse il piede come se stesse schiacciando un insetto, mentre la sua vittima gridava dal dolore. Si udivano chiaramente le costole rompersi, mentre ad Alan incominciò a mancare l’aria insieme alla coscienza. Rantolava sempre più, e sentiva che le forze lo stavano abbandonando, fino a quando non perse completamente i sensi. Peter, rannicchiato dietro a dei  detriti insieme a Hope, la quale era ancora senza sensi, non poteva credere a quello che vedeva, e gridò: “No Alan! perché?”. Dal monitor arrivarono immagini rassicuranti, il presidente sogghignò in una risata sardonica, guardò la figura nella sfera, la quale abbassò il braccio, e disse solo : “Ancora non è morto”. Il presidente premette un tasto da un pannello di comando sulla propria scrivania e dopo un breve gracchiare, disse: “Bravo, hai effettuato un buon lavoro, ora caricalo sul jet e portalo qui”, l’omuncolo rispose: “No, voglio finirlo!!”. Chiuse le comunicazione prima che potesse sentire l’esclamazione di dissenso ad unisono, del Presidente e del Divino. Estrasse un coltello dal taschino della giacca e alzando il braccio destro, lo piantò in pieno petto dell’avversario. Non fu doloroso, anzi l’abbandonarsi fu dolce, e mentre la vita scorreva via dal corpo, pensava che morire non è come nei film. Nessuna immagine passata che ti scorre negli occhi, nessuna vita passata da ricordare. Mentre si perdeva tra questi pensieri, sentiva la risata isterica del suo avversario allontanarsi sempre più, proprio come la vita. Chiuse gli occhi e il buio prese rapidamente il sopravvento.

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Book Tag

25domandesuilibri

Grazie alla creatrice del tag Racconti dal passato e a https://lapolly.wordpress.com/ per avermi nominato.

Le regole per questo TAG sono :

– Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande;
– Cita sempre chi ha creato il tag ovvero Racconti dal passato;
– Nomina e ringrazia il blog che ti ha nominato
– Usa come immagine quella in cima a questo post.

Mi accingo ora a rispondere alle domande:

1) Come scegli i libri da leggere ?

Di solito provo a leggere le recensioni sui vari blog di lettura, oppure faccio un giro in libreria e mi faccio affascinare dal titolo e/o dalla trama, oppure attingo da una ‘readlist’ che aggiorno con i titoli della letteratura passata.

2) Dove compri i libri: in libreria o online?

Compro dove capita… 🙂

3) Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?

No…non aspetto mai di finire un singolo libro…ho una scorta infinita!

4) Di solito quando leggi?

Tutti i giorni, di solito di sera prima di dormire.

5) Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?

Naaaaaaa

6) Genere preferito?

mmmmm…difficile da definire…diciamo che mi piace tutto tranne i romanzi rosa!

7) Hai un autore preferito?

Dickens, King, Douglas, Dick, Asimov, Eco…e tanti altri….

8) Quando è iniziata la tua passione per la lettura?

da piccolo…ho avuto la fortuna di avere una mamma che mi ‘costringeva’ a leggere!

9)Presti libri?

sempre!

10) Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?

Dipende dal libro…se mi prende gli dedico tutta la mia attenzione, se invece no, mitigo la mia ‘delusione’ leggendo contemporaneamente qualcosa di più interessante…ma sempre senza abbandonare il primo. Non lascio mai un libro a metà!

11) I tuoi amici/famigliari leggono?

Si, quasi tutti!

12) Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?

Il tempo che ci vuole per farmelo mio

13) Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?

Si sempre! e se è interessante chiedo informazioni!

14) Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?

Il piccolo principe

15) Perché ti piace leggere?

Ne ho bisogno. Mi piace leggere per arricchire la mia cultura, per migliorarmi e per capire un po’ meglio il mondo!

16) Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?

Come capita!

17) Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?

purtroppo Moby Dick , non sono mai riuscito a superare la parte enciclopedica sui capodogli….troppo tediosa! (Infatti mi sono sempre chiesto come ha fatto a diventare una icona)

18) Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?

no…la copertina per me non è importante! non è l’abito che fa il monaco!

19) C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?

Fandango, Feltrinelli…..ma di solito le case editrici indipendenti dove c’è più possibilità di leggere autori emergenti.

20) Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?

si! in ogni dove!

21) Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?

‘L’amico ritrovato’…regalato da un grande amico!

22) Come scegli un libro da regalare?

questo tipo di regalo è solo per le persone che conosco meglio, quindi provo ad avvicinarmi al genere e all’autore più opportuno.

23) La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?

…a caso!

24) Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?

leggo prima quelle! 🙂

25) Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?

Leggo sempre prima il romanzo e poi solo dopo tutto il resto, ma non salto mai nulla!

 

ECCO ORA I MIEI TAG:

– https://newwhitebear.wordpress.com/

– http://frattalidinuovaaurora.com/

– https://lacantatricecalva.wordpress.com/

– https://fiabeatroci.wordpress.com/

– https://sherazade2011.wordpress.com/

ciao!!

Settembre!

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Estemporaneità dell’esistere

Eri lì mentre il mondo fuori girava nel suo caos. Vendi una parte di te senza se e senza ma, in quel luogo così vicino al cielo, ma che consuma tutto ciò che è radicato a terra nei più profondi abissi. Lo sporco non viene a galla, resta nel limbo, filtrato fino a diventare candido, senza macchia. Accogli cavalieri erranti, stanchi e desiderosi di felicità. Sorridi, e nella falsità reciti e bruci quella candela, ardendo in un piccolo teatro. Vai in scena con gli occhi ricchi di meraviglia, fai sentire bene chiunque, non giudicando. Attraverso te si viene epurato dei peccati aggiungendone altri. Scacci via i pensieri con un ennesimo, e se ci si riesce a farsi stringere da quelle spire, il soffocamento è dolce e compassionevole. Accogli a braccia aperte profumando di rose, ma si resta a contare i petali senza avere una prova tangibile, perché come le camelie, è solo tutta scena, pur essendo una bella scena. Tutto si consuma in fretta in un tempo estemporaneo all’esistere, lasciando tutti i problemi e le turbe mentali sulla soglia che divide il palcoscenico dalla realtà. Chissà cosa pensi, chissà cosa fai quando la sera ti ritrovi da sola, e guardando il soffitto, riconti a quanti hai regalato un po’ di quello che sei. Perché alla fine, per quanto tu voglia, alla fine ognuno rapisce un pezzetto di te, come puzzle, resterai solo con la figura sullo scatolo. La falce miete e tu raccogli anime che senza reale manifestazione, se ne fregano di te. Tu che sei la morte capirai che questa mia, è solo estemporaneità di una domenica pomeriggio.

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Liebster Award

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Grazie a https://lacantatricecalva.wordpress.com/ per avermi nominato

Perché hai aperto un blog?

Sentivo il bisogno di scrivere. Un modo per potersi esprimere e ricevere feed e scambiare opinioni. Un modo per canalizzare e raccogliere tematiche, opinioni e pensieri diversi. Ed infine per il confronto.

Ci parli delle tue passioni?

Troppe! Ne ho talmente tante che molto spesso perdo di vista ciò che è veramente importante nella vita: le passioni!

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger?

E’ il motivo principale per il quale ho voluto aprire un blog.

Di cosa parli nel blog?

Le tematiche sono tante. Dall’ecologia alla stesura di brevi racconti passando per riflessioni sulla vita e i dolori del nostro tempo.

Hai creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente?  

Mi piacerebbe tantissimo! spero succeda presto! per ora c’è un buon scambio di opinioni e commenti.

Come immagini il tuo blog tra due anni? Vorresti vederlo crescere/cambiare e in che modo?

Spero diventi una aggregazione di più menti a confronto sempre più grande.

Quanto tempo dedichi al blog?

Sempre meno di quello che vorrei. Scrivo quando ho trovato l’ispirazione adeguata.

Cosa sai fare meglio?

Sono una persona troppo umile per rispondere a questa domanda. Per questo per me i commenti e le opinioni degli altri sono molto importanti, è l’unico modo per capire quanto valgo.

Un saluto a chi legge?

Ciao wagliù! Tenete botta!

Bene bene ed ora dovrei nominare alcuni blog, scelta difficile poichè siete tutti sensazionali, ma vediamo un pò, ok ci sono:

https://newwhitebear.wordpress.com/

https://sherazade2011.wordpress.com/

https://frattalidinuovaaurora.wordpress.com/

https://violetadyliopinionistapercaso.wordpress.com/

https://elvirafortunato.wordpress.com/

https://mariannapuntog.wordpress.com/

https://lamelasbacata.wordpress.com/

https://papillon1961.wordpress.com/

http://undiarioperduesorelle.com/

https://lafatadegliiris.wordpress.com/

Grazie a tutti!!!

Settembre

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Una storia complicata #8: La verità del sangue

Il viaggio proseguiva tranquillo. Gli scenari terresti cambiavano rapidamente. La neve fece spazio ben presto a lande desertiche e fitte foreste. Alan capì di essere giunto a destinazione quando dal casco sentì Hope imprecare: “Cazzo! sono già arrivati”. Guardò oltre la spalla della ragazza, scorgendo in lontananza quello che sembrava una cittadella. Aveva un muro di cinta come perimetro, costruito con materiali di fortuna, varie piccole abitazioni sparse all’interno ed un edificio di poco più grande al centro. Tutto attorno il deserto. Scenario apocalittico, il cancello principale divelto e vari corpi distesi a terra nelle posizioni più raccapriccianti, arse, disintegrate. Un manipolo di esseri erano davanti a quel edificio centrale e molte altre abitazioni erano ormai incendiate, mentre si distinguevano chiaramente il resto degli abitanti che scappavano aldilà delle mura. Si avvicinarono planando proprio al centro del campo di battaglia. Alan ebbe un sussulto quando vide la presenza di due esseri simili al nemico sconfitto precedentemente. Hope premette un piccolo interruttore e dalla moto partirono due missili che centrarono i due facendoli esplodere in mille pezzi, ma quando riprovò a ricaricare il colpo, un piccolo uomo si volse verso loro guardandoli fissi. Alan solo dopo un po’ capì chi fosse. Ricordò il suo primo atterraggio nell’era nuova e quell’essere gentile che gli diede una mano con le valigie. Ora li guardava dritti negli occhi, e la gentilezza fece spazio ad uno sguardo gelido, che divenne reale tanto da far esplodere un fischio atroce nella loro testa. Il motore si spense e dal cruscotto la scritta ‘Avaria’ si illuminò per una frazione di secondo per poi spegnersi insieme a tutto il resto. Precipitarono in picchiata, ma Hope riuscì ad aprire manualmente un paracadute d’emergenza. La distanza da terra era poca e lo schianto fu lo stesso molto duro. Furono scagliati lontani dalla moto, rotolando nella sabbia. La rovinosa caduta finì presto ed Alan disse: “Hope, come stai?”, solo dopo qualche secondo lei rispose: “Alan, sto bene”. Incominciarono ad alzarsi notando varie escoriazioni e i vestiti strappati. L’omuncolo era vicino e vide tutto lo schianto attentamente ed incominciò ad avvicinarsi, quando una figura apparsa dal nulla raccolse da terra Alan e prendendolo sulle spalle, iniziò a correre nella direzione contraria. Alan si girò verso la ragazza esclamando: “Hope!”. Lei, però, non aveva intenzione di seguirlo, pulendosi la tuta notò subito che dalla gamba destra aveva un rigolo di sangue che macchiava la sabbia, per il quale a stento riusciva a reggersi in equilibro. Disse solo: “Alan sta con lui, io proverò a ritardarlo”. Puntarono ad un buco nel terreno percorrendo quei pochi metri in poco tempo. Il tutto avvenne così velocemente che Alan non ebbe nemmeno il tempo di realizzare. Ci saltarono dentro incominciando ad acquisire sempre più velocità in caduta libera verso il basso. Hope attivò tutte le armi in suo possesso ed un lieve fischio prese volume in una tonalità ogni attimo più acuta, mentre l’omuncolo la stava per raggiungere. La ragazza piantò i piedi a terra e fece scorrere nelle mani due coltelli che lanciò prontamente. Questi raggiunsero il bersaglio, ma non gli arrecarono alcun danno, rimbalzandogli addosso si conficcarono a terra. Hope digrignò i denti e guardò il piccolo display sul polso, selezionando la massima potenza possibile, e caricati ancora le lame, le scagliò con tutta la speranza nel cuore. Alan non riuscì a fermare un urlo che lo accompagnò per tutta la durata della caduta. Quando ormai il suolo era vicino, l’uomo sotto di lui azionò dei reattori che fecero sembrare l’atterraggio un tuffarsi su un letto di piume. L’uomo lo fece scendere dalle spalle e disse solo: “Ce l’abbiamo fatta per un pelo”, Alan lo guardò per un secondo, ma rispose in modo duro : “Hai lasciato Hope li sopra!,perché ci troviamo qui? che cos’è questo posto? ma soprattutto chi cazzo s..?”; non riuscì a finire la frase che l’uomo lo interruppe : “hey, calmati! Io sono un amico e ti ho appena salvato la vita! un grazie sarebbe opportuno! Hope se la caverà benissimo!”, Alan disse: “Si…ma…”, allora l’uomo fece un passo in avanti facendo spazio alla luce che veniva dall’alto, e toccando una parete di fianco, emise un lieve sbuffo come per chi cerca la calma e disse : “Alan, io sono Peter, sono un grande amico di Hope e tengo molto a lei, quella là sopra è la base della resistenza e questo quaggiù è l’unico posto in cui saprai la verità. La decisione di prendere te al suo posto mi è valsa molta fatica, ma servo un bene superiore per il quale sacrificherei anche la mia stessa figlia. Ora non perdiamo altro tempo, devi proseguire da solo per questa galleria, io ti aspetto qui”. Alan sgranò gli occhi e impaurito da quelle parole balbettando disse: “ma, ma, che stai dicendo?Mi sono stufato di voi! sei l’ennesimo che mi chiede di fidarsi! e poi io da solo in questa galleria?ma sei pazzo?”. Peter accarezzò ancora la pietra umida e tenendosi lontano dal fascio di luce disse: “Alan, abbiamo bisogno di un tuo atto di fede. Fidati di me, fidati del vecchio che ha dato la vita, fidati di Hope che sta combattendo, fidati dei tuoi avi e percorri la galleria. Io starò qui ad aspettarti, al ritorno sarai un uomo nuovo”. Alan ricordò le parole di Hope durante gli insegnamenti e solo allora capì cosa doveva fare per conoscere esattamente chi fosse quell’uomo. Si calmò e si avvicinò a Peter. Lo guardò fisso negli occhi scorgendo una profondità almeno pari al pozzo in cui erano caduti. Gli si avvicinò di più e mise una mano sulla sua spalla. Era alto quanto lui e quel viso scarno gli ricordava qualcuno o qualcosa del suo passato ma non riusciva a capire cosa o chi. Si concentrò molto, e pur chiudendo gli occhi non riuscì a vedere alcuna immagine. Sentì solo una sensazione di paura mista ad un nuovo sentimento, che non riusciva a catalogare. In quel momento Peter indietreggiò e parlò: “Si chiama, fede. E’ questo quel che senti in me; il fatto che non percepisci nessuna immagine è perché il presidente mi ha cancellato la memoria. Hope mi ha raccolto da un campo di lavoro, e da allora devo molto a lei e alla Resistenza. Per questo devi credermi quando ti dico che non l’avrei mai abbandonata se non credessi in qualcosa di più grande di me. La resistenza mi ha salvato il corpo, la fede mi ha salvato l’anima”. Alan riaprì gli occhi e vide il volto increspato di rughe; poteva avere solo qualche anno in più ma l’aspetto, gli occhi, la pelle raccontavano che quell’uomo aveva vissuto almeno il doppio delle sue vite. Disse: “mmmm… credo di aver capito cosa intendi, e in nome della tua fede andrò incontro al mio destino”. Voltò le spalle ed incominciò a camminare lungo l’unico corridoio che si intravedeva nella penombra, mentre alle sue spalle sentì le parole: “Grazie”. Mentre procedeva, dall’alto un rumore sordo fece vibrare l’intero pozzo e piccoli frammenti di pietra caddero sulle sue scarpe e pensò: ‘Hope, lo faccio per te’. L’attacco non ebbe l’effetto desiderato ma almeno rallentò l’omuncolo, il quale in una nuvola di polvere si toccava il viso che sanguinava copiosamente e urlando disse: “Brutta cagna, adesso mi hai fatto davvero incazzare!”. Tolse le mani dal viso facendo sgocciolare il sangue nella sabbia e su i suoi piedi, strinse i denti come un cane rabbioso, alzò una mano verso il sole e aprendo e chiudendo le dita fece passare i raggi negli occhi e disse: “Sai quanto brucia il sole? tra poco ne avrai una prova”. Aprì le braccia e urlando, corse verso Hope. Fu di fronte a lei in un attimo, e ancora più velocemente le sferrò un pugno nel fianco destro. Il respiro le si fermò e pensò subito ‘E’ finita’. Incominciò a camminare con passo indeciso appoggiandosi con la mano destra alla parete umida, il cunicolo era stretto e buio. Provò paura e la sensazione fu più forte quando scorse in lontananza una nebbiolina blu. Si fermò di colpo terrorizzato, ma la sensazione non ebbe il tempo di sovrastarlo perché sentì una voce che diceva chiaramente: “Non muoverti”; La nebbiolina gli venne incontro velocemente e lo investì completamente, per poi dissolversi in un’immagine che si fece sempre più chiara. Davanti agli occhi era buio, pioveva fortissimo e vide camminare se stesso da piccolo per strada, con la mamma. In quelle mani si sentiva al sicuro, procedeva spensierato fin quando un uomo sbucò da un vicolo armato di coltello. La mamma lo spinse subito dietro di se, mentre l’uomo si avvicinava, lei gridò: “Prenditi tutto ma non toccare mio figlio!”. L’uomo fece ancora dei passi verso loro e disse: “Mi prenderò tutto, compreso la tua vita”. A distanza di anni Alan, ancora non aveva capito perché l’uomo di quella sera, era partito da subito con l’intento di ammazzare la madre, ma ora in quella galleria la verità venne fuori. Il piccolo Alan tremava quando l’uomo ormai di fronte alla mamma, con il pugnale sguainato le avvicinò la bocca all’orecchio, mentre la punta del pugnale già premeva sull’addome, sussurrando: “Tu morirai perché non credi nel destino di tuo figlio, il Presidente lo prenderà tra qualche anno, e senza te tutto sarà più facile. Tuo marito vi ha venduto”. Quella frase Alan, non l’aveva mai sentita e piombò come un fulmine a ciel sereno, ma non ebbe il tempo di realizzare perché quando l’uomo premette il coltello nello stomaco, sentì quella lama entrare come se fosse stato lui ad essere colpito, tanto che si toccò l’addome e una smorfia di dolore gli segnò il viso, mentre guardava negli occhi se stesso da piccolo. La mamma cadde a terra e ben presto un rigolo di sangue macchiò l’asfalto bagnato. I sentimenti non tardarono ad arrivare, come fiume in piena lo investirono facendogli tremare le gambe. Non riusciva a definirli e nemmeno ci provò, la parte razionale aveva lasciato spazio al terrore, al panico, alla consapevolezza che tutta la sua vita era stata soltanto un’illusione. Che il padre, e il suo bene, erano solo un’illusione. Ripensò subito alle gite in barca, e quel viso sereno che gli trasmetteva tanta sicurezza, adesso gli provocava soltanto rabbia. Il pianto di lui da piccolo mise fine ai suoi pensieri. Entrò in quell’immagine per chinarsi sul corpo della madre e le sussurrò: “Io ti vendicherò”. Allungò la mano e intinse le dita nel sangue, che ormai copioso dipingeva sull’asfalto una tela porpora. Se le portò al viso e serrò la mano. Tutto scomparve e tornò la realtà, guardò il soffitto di quella galleria che sgocciolava e finalmente provò rabbia, che lo riempì di una strana ninfa . La pelle divenne d’oca, i peli ritti e dei strani brividi percorsero tutto il suo corpo. Scosse la testa, chiuse gli occhi per un attimo e nel riaprirli si guardò le mani, notando che aveva ancora il sangue della mamma sulle dita. Allora lo portò al volto, lo annusò, se lo cosparse sugli occhi tanto da modificare la vista. Ora tutto era rosso, come la sua anima e pensò: ‘Padre, perché?’. Lo scossone delle pareti gli fecero capire cosa doveva fare. Si voltò, guardò tutt’attorno la galleria e corse. La velocità si incrementò a dismisura e le pareti divennero scie grigie tanto da non riuscire più a distinguerle. In un attimo si ritrovò faccia a faccia con Peter e si fermò giusto davanti al suo viso. Peter incredulo, lo guardò come se dinanzi gli fosse apparso un fantasma. Alan non distolse lo sguardo e disse solo: “Andiamo a salvare Hope”. In una frazione di secondo lo prese caricandolo sulle spalle, come fosse una piuma, e si accostò ad una parete del pozzo. Guardò in alto, alzò le mani e incominciò a scalare quella parete umida mentre l’uomo sulle sue spalle gli diceva: “Alan, è incredibile”. Continuò a salire fino a quando non arrivò in cima. Mise piede sulla sabbia, depose l’uomo a terra e gli occhi ancora macchiati di sangue misero a fuoco lo scenario che non avrebbe mai voluto vedere. L’omuncolo era chino su Hope e la stava riempiendo di pugni. La ragazza a terra era ormai preda del suo avversario ed esanime versava in un lago di sangue, che si andava a riempire ogni volta che un nuovo pugno la colpiva nei fianchi. Alan gridò: “Hey tu! fermati!”. L’omuncolo si fermò all’istante, lasciò l’orlo della giacca di Hope, che cadde rovinosamente in un tonfo e poi alzandosi girò il viso verso Alan. Lo guardò intensamente e disse: “Alan, finalmente, ti sei rivelato. C’hai messo un po’ di tempo…allora non sei un cagasotto come tuo padre; vieni, ti porto dal Presidente”. Alan a quelle parole sentì quella ninfa avvertita in precedenza pulsargli ancora più forte nelle vene. Gli bruciava il corpo, la pelle e il sangue della madre sul suo volto e sulle sue dita evaporò. Strinse i denti serrandoli in una morsa che emisero un rumore stridulo che Peter sentì chiaramente, pur standogli solo di fianco, ma tanto da fargli paura ed indietreggiare. Alan infatti si accorse della presenza solo per quel suo gesto e gli disse: “Vattene al riparo”. Fissò l’omuncolo e disse: “Vieni a prendermi!”. Fu allora che l’omuncolo diede un calcio ad Hope che fece rotolare lontano come per pulire il campo di battaglia e allargando le braccia, corse velocissimo incontro all’avversario. Alan divaricò le gambe e alzò le mani dapprima con i palmi paralleli al terreno, poi li girò verso l’omuncolo come per fermare un’onda improvvisa, respirò profondamente e chiuse gli occhi. Il sole era forte quel giorno, ma Alan di più.

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